2010

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XIX Edizione del Festival Tricontinental eMALAKI Ma KONGO a Parigi ovvero

Il Richiamo di Ne Vunda

Malaki ma Kongo Paris 2010

Malaki ma Kongo Paris 2010

(La traduzione in italiano del pezzo scritto da Masengo ma Mbongolo – disponibile nella sezione francese del sito – è ancora in lavorazione. Nel frattempo presentiamo uno degli articoli della stampa pubblicati sul festival)

Malaki ma Kongo 2010: un successo

(articolo parzialmente tradotto dalla rivista online “CongoPage”, mercoledì 21 aprile 2010)

(…) È in una sala pressochè piena che dei miti come Kimpa Vita si sono lasciati rivitalizzare dai discendenti della diaspora kongo, concetto  che Don Fadel allarga ai cubani e Masengo ma Mbogolo agli haitiani.

“La salsa viene da Mbanza Kongo, quando suono la Salsa cubana, suono la mia propria musica” ricorda Don Fadel, musicologo, prima di eseguire in compagnia di Martial Prince e Mawawa Kiessé “Comitato ya bantù”, un classico inossidabile della salsa made in bantù della Capitale.

(…ndr ) Fra gli stand : Mboka Kiessé, Gabriele Kinsa, Rodhe Bath Schéba Makoumbou, Olivier Bidounga, Nkounkou D´Oliveira, Ernesto Biangué Biangué (La Locomotive), Nguza, nguzalogue.

Ma da dove Rhode Bath Schéba Makoumbou (scultrice)attinge la sua ispirazione per le sue opere macro – forma? I modelli, indiscutibilmente, rubano il loro potere dall´Olimpo Kongo come Prometeo rubò il fuoco dall´Olimpo greco. Non meno sorprendente è il contrasto tra la sua snella morfologia e le megastrutture di cui è la dea creatrice.

Masengo-ma -Mbongolo genitore di Malaki

Il concetto festivo Malaki, creato all’inizio degli anni ´90, è la prova della richiesta identitaria kongo. Ogni anno questo popolo ha bisogno di ricordare al mondo che esiste. Non solo, vediamo, questo popolo esiste in Africa Centrale, ma anche nelle Antille (Guyana, Haiti, Guadalupa, Cuba) in America (Brasile, New York ecc.).

Contrariamente al signor Jourdain che fa della prosa senza saperlo, il kongo fa antropologia con nozione di causa. Masengo-ma -Mbongolo si impegna a ricordarlo sistematicamente quando declina i suoi quattro clan per presentarsi. (…)

Dinamica della festa

Erano nella sala del Malaki il filosofo Lascony, Natale Kodia Ramata (scrittore, critico letterario) Liss Kiyindou (scrittore), Eric Pantou (avvocato), Marceline Fila (scrittrice), Samba Dionigi (psichiatra), Loko Massengo (musicista), Bedel Baouna, Cyriaque Bassoka (produttore), Dominique Mfouilou (scrittore), Madre Evé (documentarista ed ex di Congopage)(…).

Kéto Nganga e la sua truppa aprono lo spettacolo vero e proprio. Recitano un pezzo il cui il tema è la sirena. Poi, un narratore racconta che è nato il giorno in cui sono stati uccisi Marien Ngouabi ed il Cardinale. Il suo racconto moderno si avvia su questa nota satirica. Evidentemente la guerra civile serve d´alimento a numerose creazioni artistiche in Congo, sotto Lissouba e sotto Sassou. Questo postulato non è falso. Per esempio, quando si legge “Follia e Detonazioni” di Liss Kiyindou, insindacabilmente la violenza della guerra civile nutre la penna dell’autore. Idem per “Johnny cane cattivo” d´Emanuel Dongala: il fuoco delle detonazioni dà dell’energia alla sua penna.

 I musicisti maghi

Dopo avere aperto la festa, i narratori cedono il posto ai musicisti.
Un malaki senza musica non è tale. La qualità dei musicisti di questa 17ma edizione del Malaki è altissima.

La prima onda musicale che sommerge gli spettatori arriva dalla cantante Simbou Vili.
Simbou Vili illumina la sala con un titolo, Mwinda Nzambé. (…) e poi Mwinda Nzambé, che è molto jazzy.

 

Régis Malonga alla batteria, Gofi al basso, Olivier Marchand Mah´ot alla chitarra, Barnabé Matsiona alle percussioni, sassofono e flauto, Christian Niangouna alla tastiera, sollevano una problematica che s´indirizza ai puristi: “che cosa sarebbe il jazz senza l’ispirazione kongo? ” Di colpo, la formazione musicale di questa sera dà ragione alla tesi secondo la quale il jazz è innanzitutto una musica africana divenuta poi nera suonano il jazz essi si riappropriano in effetti del loro patrimonio. ILLUSTRAZIONE: facendo surf sul tempo vertiginoso in Mwinda Nambé Simbou Vili conferma la sua padronanza del ritmo destrutturato che fa l´originalità del jazz. Simbou fa ECCHEGGIARE le tre coriste Aloïse, Lolita, Elgie su un contrattempo hce taglia il soffio. L´orecchio avvertito, Rido Bayonne acconsente.

Si è appena usciti dal tempo jazzy che il blues prende il RELAIS con Albert Kisukidi. Il tema “Mono nguiélé” è di circostanza. Il suo blues parla dei leader kongo scomparsi sul campo crudelmente mortale della politica: Albert Kisukidi canta queste figure emblematiche massacrate dal nemico. “Ngué wa vanga menga ko ku lendi tengona menga ko”, (Tu non puoi creare la vita, tu fai colare il sangue) declama A. Kisukidi che, tutto sommato, fa ricordare solamente il: ” non uccidere” della Bibbia.

Questa sera non siamo alla fine delle scoperte. L’altro caso di figura jazzy è Jackson Babingui. Questo artista esce dal contesto tipico dei pezzi di Franklin Boukaka, Essous e Jacques Loubélo . “Sono venuto ad ascoltarlo” ci confida Rido Bayonne. La presenza di questo mostro congolese del jazz è una consacrazione per Jackson Babingui: senza la riconoscenza di quelli che precedono, difficile agli eredi di orientarsi.

Il jazz è un’azione di grazia data dagli africani al patrimonio dell’umanità. Non si può dire il contrario quando Bety Novélis, una scoperta di Malaki 2010, rivisita Lucie Eyenga, (Dis moninga wa ngaï) mascherando le dimensioni jazzy che la versione originale aveva camuffato: un flagrante ribaltamento positivo di un’ opera dimenticata.

Un altra testa d´AFFICHE, Loulendo, dà il suo contributo d´atmosfera al Malaki. Loulendo (in duetto con J. Babingui) alterna chitarra e Sanza/ likembé. La Sanza, da Antoine Moudanda e Papa Courand, la chitarra dagli angolani di San-Salvador (D´oliveira), il kwika brasiliano, (nkuiti kongo), i claves (campane, ngongui) le nacchere, (applauso a Gabriele Kinsa), le maracas (nsakala) sono dei corpi del reato dello swing kongo.

Quando si parla del legame schiavitù/musica, si pensa ai Caraibi: il reggae che è il PEZZO maestro dell´armonia rastafari possiede ugualmente una “FILIAZIONE” kongo. Tutti sanno che Bob Marley si RICONOSCEVA nella denuncia: Youss Banda lo prova con forza in un OPPRIMENTE reggae diretto contro i nostri dittatori. “Quando sono sul palco, vado in trance” ci confida egli Parere dunque alle forze del male. L´ONCTION che sviluppa la trans non fa mai DI QUARTIERE quandos i tratta di denunciare la menzogna e dire la verità. Intertestuale, Youss cita il suo amico Ardos Massamba nel suo titolo sui pericoli di vivere a Brazzaville, vecchia capitale della Francia Libera.

Questo 17 aprile 2010, l’onda del Malaki ha continuato a fare eccheggiare e danzare. Si è appena detto: il Blues è kongo. Dopo avere ascoltato Nzongo Soul questa opinione si conferma. Il grido di scena “Yaya Wala eh!!! ” fa esplodere i cannoni della CONVENANCE e saltare le dighe del nostro subconscio. Di colpo, l´énergia della speranza afferra la sala, due spettatori s´impadroniscono della coreografia kongo (il wala) diventati strumenti musicali di Nzongo Soul. La sala si anima, il malaki raggiunge la sua velocità di crociera. Ecco i nostri due ballerini in piena esecuzione pratica mentre le percussioni BOXATE da Barnabé Matsiona e due comparse GRIDANO sul palco. Sotto l’IMPERO della trance, Nzongo tuona e guida i passi del Wala, danza kongo che egli AGITA dall’inizio della sua carriera, con grande piacere dei melomani.

” Avanti, avanti, indietro, a sinistra, a destra… ” pilota Nzongo Soul sulla CRESTA dell’onda che disegna il gioco sincopato degli ” ngoma” (tamburi kongo). Nessuno vuole più fermarsi. O TEMPS sospendere il tuo volo. Ma il tempo è denaro. “La sala è stata affittata”, si scusa Mawawa Kiesse per giustificare l´inaccettabile.

Dove sarà il prossimo Malaki? A Brazza? …

Simon Mavoula

 

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