1993

Terza edizione:

MALAKI MA KONGO, Un Festival Internazionale

press 1993

press 1993

Il Centro Unesco Marabout Théâtre du Zaire riportò la Palma d’Oro del festival MALAKI MA KONGO.

Organizzato dal 10 al 15 agosto 1993 (con fondi dello stato d’urgenza) il festival avrebbe dovuto ricevere le troup della Guadalupa, del Ruanda, dello Zaire e naturalmente del Congo Brazzaville.

Ma solo il Marabout théâtre accettò di spezzare con una risata il circolo infernale di violenza che affliggeva il Congo. Essi ricordarono a Malaki il suo dovere in questi termini:

Malaki è entrare in comunione con i nostri antenati e nessuna persona ce lo può impedire, soprattutto voi che vi dite amministratori della città.

La festa conobbe alla fine la partecipazione di cinque gruppi congolesi (Kongo Dia Ntotela, Ballet Monana, Tambours de Brazza, un gruppo indipendente di Mbama) e la troup zairese Marabout Théâtre. Quest’ultima, abituata a ciò che loro stessi chiamano “il teatro di nessuna parte”, ci donarono tutti gli spettacoli sulle sembianze di un podio fatto d’immondizia e relitti di vetture ammassate a quei tempi delle recenti balbuzie della democrazia in Congo.

Lo spettacolo era molto vivo in una città divenuta cimitero. Questo colpo di genio valse alla troup di Nzey van Musala il Gran Premio Speciale Malaki ma Kongo che comprendeva un microcalcolatore e una partita di libri di letteratura e teatro africani.

Al principio del festival, fu messa in piedi la troup di teatro Pool Malebo. Questa troup zairo-congolese aveva per missione speciale quella di concretizzare la profezia di Lumumba e di Franklin Bukaka,che costò a questi la vita. Quest’ultima parla dell’unificazione dei due Congo e la trasformazione del fiume Congo in un viale e non in una frontiera. La prima produzione di Pool Malebo s’intitolò: “Brazza Kinshasa Via Paris”, una co-scrittura di Nzey e Masengo.

1994

« Speciale Ritorno alle Origini »

con Nkelo Wa Kongo della Guadalupa

press 1994

press 1994

La quarta edizione fu inaugurata a Ntsila Mamba, verso Nganga-lingolo, un sobborgo di Brazzaville.

La scelta di questo sito non fu fortuita: di qui passa la rotta carovaniera che collega Nzadia Mungwa (il mare) con Nzadia Kongo (il fiume Kongo).

Questa edizione conobbe la partecipazione di guadalupensi e di zairesi. Al cuore di questa grande cerimonia tre intrepidi giovani, Louya Mpene Malela, Massengo Ma Mbongolo e Tshivili Tshibulu non avevano come sola risorsa che la loro arte e la loro volontà granitica, in una dinamica piuttosto disinvolta, di raggruppare gli uomini di cultura di tutti gli orizzonti attorno ad un ricordo: quello degli antenati e del territorio. Questo bastò a far sentire le grida della loro gaiezza fino al di là dell’Atlantico.

Insomma, questa edizione conobbe la partecipazione di artisti guadalupensi: Jocelyn Gabali, Bébé Romspart, Mpemba « Benzo », e Marie France Massembo.

Nel menu del festival c’erano teatro, esposizione di opere plastiche, poesia, racconti e canto, dibattiti teorici e scientifici e soprattutto… la danza tradizionale. Si sentirono i diversi suoni dei tam-tam: quelli del Kongo ma anche e soprattutto il suono lontano dei tamburi e canti kongo della Guadalupe, arricchiti dal cozzo di culture della dispora.

Fu la kermesse perfetta, come per fare astrazione di quei duri tempi della guerra civile che erano i nostri, e della durezza dei tempi della svalutazione del franco Cfa.

E il pubblico, soprattutto i bambini, erano affluiti per venire a questo santuario ancestrale ad attingere la necessaria energia che, un domani, farà di loro i cantori di Bukongo la cultura Kongo. Una cultura oggi plurale perchè arricchita dalle emozioni ed umori dei compatrioti di tutte le regioni del nostro paese e dell’esperienza lontana di tutti coloro che rivendicano le loro radici Kongo.

Uno dei momenti più importanti fu la discesa del festival alla stazione ferroviaria Massembo Loubaki sulla strada di ferro Congo-oceano per soddisfare e fare onore alla guadalupense Marie France Massembo. Ella, che ci teneva tanto a vedere il villaggio dei suoi avi, visse fortemente questo istante di felice ritrovo fra le lacrime. Un boato di tuoni di tamburo accompagnarono poi la “figliola prodiga” venuta dalla lontana Guadalupa per reincontrare i suoi “parenti” rimasti in Africa. Gabali ritrovò il villaggio e il ruscello Ngabali, come Benzo Mpemba ritrovò il suo Luango.

La quarta edizione si rivelò di già come “il fedele traduttore del pensiero dei nostri antenati vicini alla diaspora che si mette già in movimento”.

Da allora, il legame fu rinnovato fra l’Africa e i suoi figliol prodighi. Degli appuntamenti furono presi in Africa come nelle Antille, per il ritrovamento dei pezzettini del puzzle Kongo. E una porta di ritorno alle origini, una vera, senza la pesantezza coloniale o qualsiasi forma di extraversione.

 

Kongo a Cuba

Arch. de Sc. soc. des Rel., 2002, 117 (Gennaio-Marzo) 59-80

di Erwan DIANTEILL

KONGO A CUBA, CONVERSIONE di una RELIGIONE AFRICANA

L’enfasi sulla “invenzione” di “africanità” in religioni afro-americane, concepita come uno strumento di concorrenza tra imprenditori per la legittimità religiosa, ora tende a dimenticare il classico dibattito sul rapporto storico tra Africa e America. Eppure la ricerca iniziata da Raimundo Nina Rodriguez, Fernando Ortiz, Melville Herskovits, e Cascina, in cui gli elementi di origine africana non sono concepiti come artefatti ideologici, ma come fatti  positivi, non si esauriscono. Il caso delle religioni bantu è particolarmente interessante da questo punto di vista perché, come ha rilevato recentemente Stefania Capone (2000), è stato trascurato dai primi afro-americanisti. La pubblicazione di un libro di Luc de Heusch (2000) comprende un capitolo su “Kongo ad Haiti” che ci incoraggia a rivolgere la nostra attenzione su “Kongo a Cuba”.

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Llanto Brujo

Recupero delle memoria dei Musundi di Cuba.

aldo durades

aldo durades

(In Spagnolo)

El texto que sigue, lo escribí a manera de presentación del libro Llanto brujo, publicado en México dos meses después de haberlo escrito en Santiago de Cuba bajo la urgencia dictada por el Tatandi de los Musundi, Aldo Durades Román. Hace apenas una semana, mi participación en el II Festival Cultural con los pueblos de Africa, organizado por el ministerio de Relaciones Exteriores de Venezuela, una feliz coincidencia me ha puesto en contacto en Caracas con angolanos radicados en Cabinda, Angola, donde tuve el privilegio de estar hace exactamente ya veinte años, experiencia compartida con los hermanos joel James y Rogelio Meneses, hace poco fallecidos, con quienes realizaba estudios acerca de las religiones de base africana en Santiago de Cuba y más particularmente con la de ascendencia bantú.

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Malaki ma Kongo Martinica

Onore ai Kongo dell’ovest dell’Atlantico che sono alla ricerca delle proprie origini.

NTUMUA MASSEE è uno di loro.

E’ una persona molto curiosa, ricerca i fossili della verità. Smaschera coloro che falsificano la nostra memoria ancestrale. Rende omaggio a CHEIKH ANTA DIOP, onora gli antenati, riabilita la saggezza Kongo, ricerca la spiritualità Kongo attraverso i BUNDU DIA KONGO. http://mbutamassee.afrikblog.com