Llanto Brujo

Recupero delle memoria dei Musundi di Cuba.

aldo durades

aldo durades

(In Spagnolo)

El texto que sigue, lo escribí a manera de presentación del libro Llanto brujo, publicado en México dos meses después de haberlo escrito en Santiago de Cuba bajo la urgencia dictada por el Tatandi de los Musundi, Aldo Durades Román. Hace apenas una semana, mi participación en el II Festival Cultural con los pueblos de Africa, organizado por el ministerio de Relaciones Exteriores de Venezuela, una feliz coincidencia me ha puesto en contacto en Caracas con angolanos radicados en Cabinda, Angola, donde tuve el privilegio de estar hace exactamente ya veinte años, experiencia compartida con los hermanos joel James y Rogelio Meneses, hace poco fallecidos, con quienes realizaba estudios acerca de las religiones de base africana en Santiago de Cuba y más particularmente con la de ascendencia bantú.

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Malaki ma Kongo Martinica

Onore ai Kongo dell’ovest dell’Atlantico che sono alla ricerca delle proprie origini.

NTUMUA MASSEE è uno di loro.

E’ una persona molto curiosa, ricerca i fossili della verità. Smaschera coloro che falsificano la nostra memoria ancestrale. Rende omaggio a CHEIKH ANTA DIOP, onora gli antenati, riabilita la saggezza Kongo, ricerca la spiritualità Kongo attraverso i BUNDU DIA KONGO. http://mbutamassee.afrikblog.com

50° Anniversario dell’Indipendenza

Da Toussaint Louverture a Nelson Mandela, passando per Lumumba, Nkwame Nkrumah :

Africa – Caraibi: Cinquantenario d’Indipendenza o di  Dipendenza?

De Toussaint Louverture à Nelson Mandela, en passant par...

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Sabato 24 luglio 2010, dalle 18 H00 alle 23 H00 a PARIGI Continue reading

1995

Quinta edizione :

La Conferma di Malaki

press 1995

press 1995

Tenutasi a Brazzaville dal 10 al 16 luglio, la quinta edizione corrispose ad un’analisi concentrata dei cinque anni di vita del festival. La dimensione artistica aveva rivaleggiato con la dimensione scientifica: dieci conferenze per dodici spettacoli alternativamente svoltisi al CFRAD ( Centro di Ricerca e di Formazione d’Arte Drammatica) e al centro culturale Sony LABU TANSI. I temi delle conferenze molto variegati misero l’accento sulla riconversione delle mentalità. Tra gli interventi, E. NGAMPAKA, Nzey Van MUSALA e MASENGO MA MBONGOLO insistettero sul prendere in conto la dimensione culturale all’interno di tutto il progetto di sviluppo e miglioramento dei termini di scambio Nord-Sud.

La novità arrivò dalle attività para-culturali. Sa-ra SAMBA, si dette da fare per rammentare teoricamente e praticamente la Box dei Faraoni. E di lì proseguì attraverso le sue ricerche nello stabilire delle similitudini fra la Box dei Faraoni e il pugilato Kongo.

Subito dopo, G. Batekisa ci informò sull’evoluzione delle sue ricerche sulla “limoneterapia del limone Tembe”. A partire da questi limoni egli assicurò sia possibile curare una cinquantina di malattie: dalla malaria ai morsi di serpente e… a poco costo.

Fra gli altri “La porta aperta della fulminologia” di Itous Ibara affermò che il fulmine: è l’alfa e l’omega della vita. O che chi dice fulmine dice fuoco, egli continuò, e che il fuoco non nuoce se non a chi non rispetta le leggi della natura.

La rivelazione di questa manifestazione fu gouanga Nkunku wa Madami, un intellettuale Kongo nel senso puro del termine, storico, linguista, filisofo e medico. In 60 minuti e in un lari (antica lingua africana) puro, scientifico e accademico, espose il tema «mbutukulu ku Kongo Dia Ntotela», “la pianificazione delle nascite in Kongo”.

Il capofila della terza ondata fu KUVUAMA, che espose la cultura mazuanista. Il pubblico, che aveva seguito attentamente la conferenza, si tenne la sete di sapere se sì oppure no, MATSUA era stato nel paese dei morti o dei viventi?

Dall’Africa del Sud era arrivato MWASI MOSI, che espose sul tema: La lotta contro la politica d’alienazione mentale della gioventù Nera del SudAfrica.

Dopo aver dimostrato le similitudini linguistiche fra le lingue Sudafricane e la lingua Kikongo, egli lanciò il messaggio che aveva riportato dal paese di MANDELA:

“un uomo che perde la propria cultura è come un uomo senza colonna vertebrale, mai la sua economia o le sue idee si potranno realizzare…”.

Sul piano artistico tre belle produzioni teatrali si susseguirono: il C.U. Marabout théâtre di Zaïre con Oluwemi d’Adjumako di Maryse Konde, il Kulu Nsi di Pointe Noire danza con il Regno di Ngoualouba di Bernard Milongo, il Kongo Dia Ntotela con Herb Basse  di Masengo Ma Mbongolo, il Don Bosco théâtre ci meravigliò con Il Processo di Matsua di Côme Mankasa , il teatro dei Tropici era anche presente con Grosso Modo di Fréderic Pambou , senza dimenticare il mini campionato di Boxe dei Faraoni, il Ballet Théâtre Monana e i giochi tradizionali attorno al grande fuoco che ci hanno ricordato la vita ai tempi dei nostri antenati.

 

1996

Sesta edizione

MALAKI MA KONGO sfida Cheikh Anta Diop

Malaki ma Kongo 1996

Malaki ma Kongo 1996

Molti partecipanti provenienti dal Gabon, dal Camerun, dall’Angola, dal SudAfrica, dalla Zambia, dal Congo Kinshasa furono dal 28 luglio al 04 agosto alla sesta edizione di Malaki ma Kongo. Questo raduno culturale fu organizzato in Congo Brazzaville in omaggio a Cheikh Anta Diop il faraone del XX secolo.

La sesta edizione fu molto intensa. Fu l’ora dei bilanci per MALAKI. Fu un difficile esercizio al quale si accinsero gli uni e gli altri. Questo affinchè la posterità si ricordi per sempre il nuovo e fortunato orientamento che ha donato al festival il sapere di una dimensione veramente panafricana e profondamente Kemita.

È a causa di questo orientamento e della sua nuova dimensione che il MALAKI di MFOA Brazzaville, 6232 anni dopo OSIRIDE, 1996 dopo Gesù, fu dedicata a Cheick Anta Diop. Questo dotto iconoclasta africano fu anche un politico incorruttibile.

Programmate in forma di seminario, una dozzina di conferenze sensibilizzarono il pubblico sui più diversi soggetti che preoccupavano i congolesi, gli africani e il popolo Nero in generale.

I primi due giorni, il dibattito fu focalizzato sulla riconciliazione dell’Africa con la propria storia, che data 7 mila anni; sul risvegliare la coscienza inibita degli africani a giocarsi le  proprie terre e a fare di essi stessi degli oggetti. In questa prospettiva, la serie di conferenze si aprì con l’esposizione del diopista camerunense D. Yette, che parlò dell’uomo Cheikh Anta Diop, dotto contestatario in rottura con la tutela intellettuale dell’occidente, un politico incorruttibile e fedele che pensava più alle prossime generazioni che alle vicine elezioni. Le sue opere costituiscono una base scientifica al servizio della liberazione dell’Africa; una vasta sintesi di proposizioni erano state fatte per concretizzare la rinascita culturale, scientifica e politica delle società africane. Questa verità fu sostenuta nella fila di conferenze del poeta di Congo Kinshasa Sangui Lutondo e dal congolese rinnovatore della Box dei Faraoni Sa-ra Samba.

Alla domanda:

Africa, quale avvenire?
Quale posto per il popolo nero nel mondo a venire?

Bundu dia KONGO e GOMA Thethet introdussero il pubblico nelle profondità dell’antropologia e della religione solare, al fine di permettere a tutti di cogliere le fondamenta della scienza e della cultura africane, poste di fronte ai giochi di un mondo che si fa senza i Neri e contro i neri, a Berlino come a Yalta, le minacce sono chiare.

È in questo senso che in Africa la parola democrazia non fa rima che con guerra civile, AIDS, ebola e le varie crisi. Uno dei conferenzieri, GOMA Théthét , predicò di tornare all’antica etica Kemito-africana, che si caratterizza dal saper dominare la bocca e il cuore, così cara a Cheick Anta.

Quest’ultimo fu lanciato anche dalle signore Noelle BAZUMA dalla Francia, H. MBENDA Ngo Yinda dell’ARCA di Cameroun, oltre che da Bundu dia KONGO, apportando a questo processo un quadro umano e demografico fondato sulla teoria attraverso uno studio sul Congo…

Benchè la rinascita dell’Africa rimanga ancora allo stadio di un ideale, l’occasione fu ugualmente opportuna per prendere misura della trappola senza fine che blocca la riconciliazione dell’Africa con la sua storia e degli africani con loro stessi, la loro cultura e i loro antenati. Senza di ciò, religioni e sistemi culturali antinomici di importazione persisteranno a dividere e opporre, sciogliere e mascherare dei legami secolari.

Infine, la conferenza sull’Islam e le culture africane permise a tutti gli ascoltatori di arrendersi all’evidenza che alcuni considerano l’Africa come una terra senza proprietari, da conquistare o riconquistare sia sul piano fisico, materiale che culturale e spirituale.